Qui potete vedere una piccola mostra delle immagini scattate da bambini e bambine durante uno dei laboratori

©FOTOGRAFIA CON I BAMBINI

“IL CAMMINO DI UN GRANDE VIAGGIATORE DAI PICCOLI PIEDI

condotto da Sara Iannucci

Raccontarsi è il primo mezzo per comunicare con gli altri, così come è il modo più naturale per portare alla luce aspetti della realtà e di se stessi meno noti e ri-conosciuti.

Raccontarsi tramite un mezzo come quello dell’immagine fotografica vuol dire sperimentare la percezione. Percepire è l’operazione più semplice e immediata che un essere umano può compiere, al pari della respirazione e della digestione. E’ infatti oramai certo che tra mondo fisico e mondo osservato esiste una relazione complessa, che risiede nell’osservatore stesso, cioè l’essere umano. Gli organi di senso, per quanto continuamente in contatto con la realtà, sono strutture molto complesse, le cui funzioni e relazioni interne sono organizzate al fine di garantire all’organismo la sopravvivenza e l’adattamento all’ambiente. Il mondo in cui l’uomo si muove così come lo percepisce, è prodotto da un incontro, da una relazione, tra un soggetto che osserva e un oggetto osservabile. Tutti i fattori che influenzano lo scambio, tutte le componenti che in qualche modo interagiscono e concorrono alla costruzione del fenomeno sono parti di un Tutto. La dimensione percettiva predispone al confronto con la propria esistenza e con la modalità di condurla. Un’immagine è letta in base anche alla qualità del “sapere trasversale” che essa attiva nell’osservatore. Il sapere trasversale è la cornice cognitiva che contiene e dà una struttura di senso a ciò che sto guardando. E’ importante relazionarsi con questo sapere in quanto, evidenziando il modo e la costruzione con la quale l’individuo colma di senso l’evento/immagine, si può iniziare a promuovere il processo di de-costruzione emotiva/cognitiva del sistema di credenze che organizza il copione di vita. Offrire quindi alla persona un nuovo punto di vista sulla sua modalità di essere nel mondo, permette di modificare la narrazione con la quale egli traduce e comunica a se stesso e agli altri il suo modo di esistere.

In questo laboratorio quindi lavoreremo sull’importanza dell’esperienza del soggetto, ossia il punto di vista della persona che percepisce. In un’ottica che vede la realtà non più come oggettiva ma come il risultato di un’operazione attiva da parte del soggetto percipiente; l’oggetto di attenzione diventa il rapporto che c’è tra la realtà così come la percepisce l’individuo e le reazioni dell’ambiente circostante, all’interno del quale l’individuo stesso è inserito. La consapevolezza che ne viene fuori serve a mettere in evidenza dove tende a soffermarsi prevalentemente l’attenzione e quali parti della possibile esperienza sono invece omesse. E’ utile per rendersi conto di quali canali percettivi vengano privilegiati e quali trascurati; di quanto l’attenzione segua le sensazioni fisiche, le percezioni, le emozioni, i pensieri, l’immaginazione, il ricordo; quanto perciò la persona sia in contatto con l’esterno e con il proprio vissuto interiore. Questo lavoro è costruito in funzione della conversione dell’attenzione verso di sé e tende al recupero della presenza e della responsabilità.

L’acquisizione di capacità di auto-osservazione fa sì che l’individuo prenda una sorta di distanza dai contenuti che affiorano nella sua mente, che si astenga dal criticarli e dal selezionarli, lasciandoli liberi di sorgere, scorrere e disfarsi.

“La consapevolezza del qui e ora va di pari passo con un’altro punto messo in luce che possiamo chiamare “apertura”: essere consapevoli di ciò che è dato qui e ora nel campo della nostra esperienza comporta un atto di base, quello di accettare indiscriminatamente l’esperienza, che si può dire comporti a sua volta l’abbandono di modelli e aspettative.” Claudio Narajo.

Nel corso della vita non facciamo altro che raccontare noi stessi attraverso storie che rappresentano dei veri e propri atti narrativi, frutto di un’organizzazione ed elaborazione dei diversi episodi che riteniamo più importanti per la nostra vita. Tale operazione, non nasce esclusivamente dall’esigenza di raccontarci all’esterno, bensì dalla necessità di dare un senso a ciò che ci accade, di collegare i diversi eventi che costellano la nostra esistenza in una dimensione spazio-tempo. Nasce dal desiderio di raccontarci a noi stessi.

Le cose acquisiscono un loro significato solo se inserite all’interno di un contesto, di un tempo e quindi di una storia; dunque di un tessuto narrativo. Oltre a essere un essenziale strumento relazionale, la narrazione rappresenta anche, e soprattutto, la via attraverso cui dare forma alla propria identità.

Questo laboratorio è un’auto-educazione di ciò che i nostri occhi vogliono, sono disposti, ad osservare. E’ un auto-educazione al riconoscimento di se stessi, come presenza. E’ un’educazione ad esporre il proprio punto di vista senza giudizio. E’ un incontro con l’altro e un’accoglienza dell’altro.

Nell’altro, con cui faccio esperienza, in qualche modo è racchiusa una parte di me, grande o piccola che sia, bella o brutta. Un’ esperienza da cui imparo qualcosa e a cui insegno qualcosa, da cui traggo in ogni caso un sapere, un’evoluzione, un cambiamento, un passo in più.

(bibliografia: Lo Sguardo e l’Azione. Oliviero Rossi. Ed.Universitarie Romane)

IL PERCORSO CREATO E’ UNO STRUMENTO EDUCATIVO.

Sara Iannucci, fotografa, educatrice, formatrice, maestra d’arte, da diversi anni impegnata in ambito socio-educativo, persegue la pedagogia dei talenti e dell’educazione alternativa. Specializzata in tecniche di osservazione, e comprensione del linguaggio non verbale.  www.saraiannucci.com

Per maggiori informazioni e prenotazioni : info@associazioneiosono.it   +39 393.4059503